Economia

Smartworking dopo il 15 ottobre, ritorno a modelli di lavoro obsoleti?

Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, è stato introdotto il regime semplificato sul lavoro agile che però vedrà scadenza il prossimo 15 ottobre. 

Di sicuro, la pandemia ha avuto un effetto dirompente sull’organizzazione del lavoro. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, i lavoratori in smartworking sono passati da 570 mila a circa 6-8 milioni. Tale boom ha favorito l’adozione di un regime normativo del lavoro agile semplificato per non interrompere le attività lavorative durante la fase del lockdown.

La legge n. 81 del 2017, prevede un principio molto semplice: ” il telelavoro deve essere frutto di un accordo individuale tra l’azienda e il singolo dipendente.” Questo principio, in vista dell’emergenza è stato semplificato fino al 15 ottobre. Ma cosa succederà dopo?

Parola ai ministri Catalfo e Dadone

La Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha l’obiettivo di introdurre intese più ampie che riguardano tutta l’azienda e l’intero territorio nazionale. A tal proposito la minsitra ha convocato un incontro il 24 settembre con sindacati e associazioni produttive per iniziare a discutere sulle nuove norme da introdurre.

Secondo il ministro della Pubblica Amministazione, Fabiana Dadone, c’è da prendere in considerazione anche l’adozione di quote. La minsitra Dadone punta a lasciare in smartworking il 50% degli impiegati della pubblica amministrazione nel 2020 e il 60% nel 2021.

Ma a fianco di chi proseguirà con lo smartworking pure dopo la fine della pandemia ci sarà anche chi tornerà ai vecchi modelli organizzativi obsoleti, concepiti quando le tecnologie di comunicazione digitale ancora non esistevano.