Cronaca

Centri antiviolenza, un’attività che non può fermarsi

Si ferma tutto, o quasi. Restano in corsa le attività essenziali, quelle necessarie a mantenere acceso il motore economico del Paese. Tra queste un caso particolare, quello relativo ai centri antiviolenza presenti in diverse zone del territorio. È questa un’attività ufficialmente non necessaria ma che non si può, non si deve fermare. Soprattutto in una situazione come quella attuale, dove tutti sono costretti in casa per diminuire le possibilità di contagio. Eppure, paradossalmente, proprio questo stare insieme per molte donne può rappresentare un pericolo concreto. Quello di restare a stretto contatto con chi, purtroppo, usa contro di loro violenza. Sebbene siano fortunatamente tante le donne che sono state in grado di liberarsi da chi faceva del male a loro e, di conseguenza, ai loro figli, per molte altre la convivenza forzata rischia di esasperare situazioni di violenza domestica già critiche. Ecco il motivo per il quale i centri antiviolenza hanno lanciato l’allarme mostrandosi più che mai attivi per monitorare la situazione e offrire sostegno a chi ne dovesse avere bisogno: “In genere quando le donne stanno più a contatto con il marito o compagno violento, i casi aumentano in modo esponenziale. Ad esempio, subito dopo i weekend o le vacanze le segnalazioni raddoppiano”. Ecco l’invito a tenere alto il livello di attenzione ad ogni livello. Il centro antiviolenza ‘La Fenice’, operante sul territorio giuglianese e non solo, pur costretto da ordinanza regionale a chiudere momentaneamente i battenti, non si ferma: “Resteremo comunque a disposizione senza alcuna sosta – hanno fatto sapere i responsabili – per chiunque chiederà la nostra assistenza. Lo si potrà fare contattando il numero 3316263149 oppure scrivendo all’indirizzo email radicicooperarivasociale@gmail.com”